Mezze maniche al pesto siciliano

Nei giorni scorsi abbiamo festeggiato il compleanno di mio marito…

Non che si sia folleggiato o che abbiamo invitato tutto il paese (d’altronde siamo talmente pochi quassù, che si poteva anche fare…), ma ho cercato di preparargli qualcosa di appetitoso, pur senza strafare (in fondo eravamo in due a pranzo) e senza ricorrere ai fuochi dell’inferno, ovvero al forno viste le temperature incandescenti di questo periodo.

Il caso mi è venuto in aiuto, perchè una mia amica blogger (quella che odio, lo sanno tutti, perchè istiga in modo crudele la mia resistenza alla dieta), cioè Giovanna (potete dare un’occhiata qui al suo food-blog) aveva pubblicato una foto dei suoi paccheri con pesto alla siciliana con mozzarella e carciofini.

Io non vado d’accordo con i carciofini, ma mio marito è vegetariano ed a volte è un’impresa per me, che sono neofita della cucina vegetariana, inventarsi qualcosa di appetitoso senza ricorrere a derivati di carne e pesce.

Ma il pesto alla siciliana sì…si poteva fare.

 

IMG_20170726_132559 bisDunque ho verificato di avere in casa tutti gli ingredienti, perchè mi pareva una bella idea (sì, l’avevamo assaggiato confezionato, non ricordo neanche dove, ma home-made doveva essere tutta un’altra cosa, no?) e ahimè, mi accorgo che ne mancava uno…

Ma la provetta cuoca siciliana mi ha garantito che l’ingrediente era sostituibile con un altro che tutti abbiamo in casa, quindi ho risolto e mi sono cimentata, con il dubbio di chi non aveva mai preparato una pietanza e si chiede: “Ma che starò combinando??”

Dunque mi sono attenuta in modo quasi devoto alla ricetta prestatami e ho messo insieme gli ingredienti per due persone:

Pasta rigorosamente trafilata al bronzo, nel mio caso mezze maniche rigate

  • 30 gr. circa di mandorle pelate (se non le avete già pelate, allora armatevi di pazienza, sgusciatele e pelatele voi>
  • ricotta stagionata siciliana (io non ce l’avevo, ho ripiegato sull’intramontabile parmigiano reggiano) da grattugiare, due cucchiai in teoria, in pratica ho decisamente abbondato
  • 10-15  foglie di basilico fresco (dipende da quanto sono grandi, le mie erano piccine)
  • un pizzico di sale (appena appena, formaggio o ricotta danno già sapore da soli
  • due cucchiai di olio extravergine di oliva
  • pomodori crudi…la quantità dipende dalla grandezza, ne bastano due se sono abbastanza grandi, io ho usato il classico pomodorino pachino siciliano e ne sono serviti 6 o 7.
  • In teoria uno spicchio d’aglio, che non ho messo, perchè al contrario del mio consorte, non lo amo, ma se l’avessi preparato solo per lui, lo avrei aggiunto.

cats1Procedimento

Cominciamo a lavare i pomodorini. Fate attenzione che non siano troppo maturi, mi raccomando (non verdi da insalata, ma neanche belli morbidi tipo per il sugo), tagliamoli e priviamoli dell’acqua in eccesso e dei semi. Lavate bene le foglie di basilico e lasciatele in acqua per tenerle belle “croccanti”

A parte maciniamo le mandorle, senza eccedere, in modo tale che la maggior parte si sia polverizzata, ma una piccola parte sia rimasta a pezzetti, ne gioverà tanto il sapore, quanto la decorazione finale.

Nel boccale del minipimer (o qualunque frullatore a immersione abbiate in casa) mettiamo tutti gli ingredienti, salvo il formaggio che lasciamo per ultimo. Frullato bene il tutto, aggiungiamo il parmigiano al composto ottenuto, stavolta senza frullarlo, ma mescolando il tutto con il classico cucchiaio di legno, si sentirà un po’ di più il sapore del formaggio.

A parte, nel frattempo, cuoceremo al dente la pasta;  prima di scolarla, ho preferito aggiungere un cucchiaio di acqua di cottura al pesto siciliano, che diventerà un pochino più morbido per attaccarsi meglio alle mezze maniche (questa, lo ammetto, è stata una mia iniziativa, quindi invoco perdono alla provetta cuoca sicula, se la cosa fosse stata errata)

Dunque condiamo le mezze maniche con il pesto alla siciliana e guarniamo il piatto con una spolverata di mandorle macinate e una foglia di basilico.

Che ne dite dell’effetto finale?

Non so dirvi se il piatto sia bello, ma di sicuro era buonoooooooooooooo!!!

IMG_20170726_132615 bisA questo piatto abbiamo abbinato un Tanio Salento IGP rosso di Fabio Cordella Cantine (ve ne ho già parlato QUI), prodotto da uve Negroamaro, Malvasia Nera di Lecce.

Alla vista si presenta di colore Rosso rubino tendente al violaceo.

All’olfatto il bouquet è ampio con sentori di amarena e frutti di bosco.

Al palato il sapore offre un ingresso morbido con sapore pieno e armonico e un’acidità piacevolmente contenuta.

 

Come ogni rosso andrebbe bevuto per lo più a temperatura ambiente, ma poichè il periodo è veramente caldo e la c.d. temperatura ambiente è ben lontana dai 18° canonici, sappiate che è perfetto anche fresco (non freddo!), ovvero 8-10°. Naturalmente non parlo di gusti personali ma la temperatura di servizio è indicata anche sul sito.

Gli abbinamenti gastronomici consigliati sono arrosti di carne, formaggi, primi piatti e bolliti, ma poichè in casa nostra è stata quasi del tutto bandita la carne (eccetto per il figlio, a cui giustamente, vista l’età, non si impongono scelte alimentari di tipo etico), il vino è stato abbinato, oltre al piatto che vi ho appena presentato, anche a pecorino toscano semistagionato (quindi mediamente saporito) e ad una omelette al formaggio e patate

La gradazione alcolica è del 13% e per dare il meglio, va stappato almeno un quarto d’ora prima di degustarlo.

Informazioni tecniche dal sito Fabio Cordella

Zona di produzione: Vino ottenuto da uve prodotte in agro di Copertino.
Geologia: Terreno argilloso, profondo, di medio impasto.
Varietà uva: Negroamaro, Malvasia nera di Lecce.
Produzione per ettaro: Circa 80 quintali.

Vendemmia e vinificazione

Epoca di vendemmia: 15-30 Settembre.
Metodo di raccolta: Raccolta a mano con attenta selezione dei grappoli e immediato trasporto in cantina.
Tecnologia di vinificazione: Vinificazione in rosso. Dopo la pigiatura delle uve il mosto viene lasciato macerare con le bucce per 6-8 giorni a temperatura costantemente controllata, mantenuta tra 26 – 28 °C.
Affinamento: Affinato in serbatoi d’acciaio.

Caratteristiche organolettiche: Di colore rosso rubino, all’olfatto presenta un bouquet intenso in cui si percepiscono frutti a bacca rossa, di grande finezza e complessità. Al gusto è morbido e asciutto di grande corpo.
Abbinamento gastronomico: Abbinato ai piatti tipici della cucina mediterranea. Va servito a temperatura ambiente avendo cura di stapparlo almeno 15 minuti prima di essere gustato, può essere servito anche fresco a 8-10 °C.

 

 

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